Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Soste’ Category

foto_toto_33Il 26 settembre 1973 moriva Anna Magnani. Io che non sono granché con i numeri ho dovuto fare il calcolo per dedurre che sono passati già 40 anni, tanti.

Lo dico con malinconia, perché ci sono certi talenti di cui si sente la mancanza. Se mi fermo a pensare alle attrici italiane, quale mi viene in mente che almeno un po’ abbia qualcosa della sua grandezza?

Non mi sovviene nessuno, forse in parte Giovanna Mezzogiorno, ma non ha il suo carisma, la sua gamma di toni, la sua matrice popolare e il suo sangue. Appaiono tutte icone frigide, bravine a interpretare loro stesse.

E la malinconia cresce se penso che ai libri si dedica comunque uno spazio perché non muoiano nella nostra memoria, piccolo grande ininfluente quanto si vuole, mentre invece certi giganti con il trascorrere delle generazioni non trovano eco.

Nel mio piccolo ci provo – a scuola – a proporre ogni tanto qualche film, Bellissima di Visconti ad esempio o Roma città aperta. Ma mi piacerebbe ad esempio far vedere Risate di gioia, un film del 1960 di Mario Monicelli in cui la Magnani è nientepopodimeno con Totò, unico fil girato insieme, una commedia.

Perché Annarella stava tutta  nella sua risata e in quella risata lei era bella, femmina, sensuale. Non mi viene in mente la risata di un’attrice altrettanto potente ed espressiva.

Ad Anna Magnani ho dedicato il mio libro, Il mistero della casa del vento, e non solo perché la protagonista si chiama Anna e avevo bisogno del palindromo, ma perché il libro, che racconta storie drammatiche di donne, eroine nel loro quotidiano, si conclude con una risata. Le due protagoniste Anna&Anna semplicemente ridono, di tutto e di tutti.

È esattamente a lei che ho pensato, tanto che quando l’ho presentato cercavo un aggettivo per definire quella risata, ma me ne veniva solo uno, dialettale: SANIZZA.

Sanizza è intraducibile, si avvicina al significato di sanguigna, sana, saporita, evoca che so… un paninazzo bello pieno che vi lascia soddisfatti, per intenderci.

Insomma, quando ci penso, è come se mi mancasse una di famiglia.

Annunci

Read Full Post »

Vincenzo Cerami

602998_555944801130388_117380924_n-2«Uno scrittore non può fare a meno di attingere a questa zona muta dei suoi personaggi. In fondo il suo mestiere è proprio questo: far emergere in superficie quanto gli uomini rimuovono. Il suo sembrerebbe quasi un ruolo terapeutico. L’umanità racconta i suoi segreti solo attraverso l’arte».

Vincenzo Cerami, “Consigli a un giovane scrittore”, Torino, Einaudi, 1996, p.115

Read Full Post »

Going around

mare_ghiacciato-2

«Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio. Un libro deve essere la scure per il mare gelato dentro di noi»

Franz Kafka

Read Full Post »

Che cosa sia il mondo femminile lo si può sapere solo da quelle donne che hanno da dire una parola in più o una parola diversa rispetto a tutte le parole che si trovano scritte sui giornali femminili. Non si tratta di una parola più intelligente o più profonda, ma di una parola più prossima a quello che per me è l’enigma della femminilità. Con ciò non intendo dire che la femminilità è incomprensibile, ma che nella femminilità sono raccolti, come in un arco in tensione, quegli opposti che il pensiero maschile distingue e separa, per cui, dopo aver contrapposto l’odio e l’amore, non sa dar ragione del perché amore e odio convivono in ogni sentimento che attraversa l’anima. C’è dunque un regime sentimentale racchiuso nell’enigma della femminilità, a cui il maschile può accedere solo per quel tanto che si concede alla sua femminilità, ma solo per quel tanto. Nel senti-mento c’è infatti una mente che tiene insieme (syn) gli opposti, e in questo con-tenere, senza espellere l’uno a vantaggio dell’altro come di solito fa la logica maschile, si dà quella con-temperanza che, se attutisce la luce chiara del giorno, evita alla notte di affogare nel suo buio. Se questa è la differenza tra il maschile e il femminile, se è nel diverso modo di usare ragione e sentimento, è bene che questa differenza trovi spazio e modo di dirsi affinché la ragione maschile, su cui la nostra cultura ha edificato se stessa, si confronti con il suo opposto che non è la follia, su cui è troppo facile celebrare vittorie, ma quella visione femminile del mondo che non aveva lasciato neppure Socrate tranquillo nei suoi ragionamenti. Si racconta infatti che il filosofo, che non perdeva occasione per segnalare il suo non-sapere, la sua ignoranza, una cosa diceva di sapere, anzi di averne episteme, sapere forte. Si trattava di cose che una donna, Diotima, l’amica di terre lontane, un giorno gli aveva insegnato. E non erano cose in più, ma cose che spezzavano la linearità del discorso, perché seguivano la sinuosità delle cose. Confondevano i contorni, quindi disorientavano, ma solo per avvicinare all’orientamento. Che poi sia giorno o sia notte non si può dire. La visione femminile del mondo diffida delle nette demarcazioni, perché familiari le sono l’aurora e il crepuscolo, quando il giorno non è solo giorno e la notte non è solo notte.

U. Galimberti

Read Full Post »

« Newer Posts